FAI ATTENZIONE ALL'ALTERNANZA IN VACANZA

Che sia all’inizio dell’anno scolastico, subito prima delle vacanze di Natale o nelle mattine di marzo, di giovedì come di lunedì mattina, ogni studente, prima o poi pensa all’estate. La desidera e la idealizza. Da sempre, il sistema scolastico e gli imprevisti della vita spesso smentiscono le aspettative: la materia in cui vieni rimandato, l’esame di maturità, i test di ammissione a partire dalla quarta superiore, il lavoro estivo che trovi per pagarti la vacanza o per dare sostegno alla tua famiglia. L’estate non è mai solo svago, il continuo riposo che aspettiamo ansiosi tra una verifica e l’altra. Ma in fondo, non abbiamo mai preteso tanto. Forse è anche per questo che la reazione non è stata immediata, quando la Legge 107 ha istituito 400 o 200 ore,(rispettivamente negli istituti tecnici/professionali  e nei licei) di alternanza scuola-lavoro obbligatoria. Con l’esplicita possibilità di portarle a termine, nel corso del triennio, anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche. Un anno è passato. La legge è stata applicata, la scuola è finita, e i percorsi di alternanza scuola-lavoro continuano.

Quasi un secolo fa la vacanza estiva serviva a lasciare il tempo agli studenti di aiutare le loro famiglie a coltivare i campi. Eravamo giunti al 2015 che la prospettiva dell’estate come viaggio, come momento di studio autonomo e di approfondimento degli interessi personali, come spazio dell’avventura e della crescita da qualche tempo si stava appena delineando. Oggi invece, nell’appena inaugurata “era della Buona Scuola” il tempo del riposo si assottiglia, la quotidianità estiva assume altre forme. L’alternanza si somma ai difetti strutturali del nostro sistema di istruzione e irrompe nella gestione dei tempi scolastici. Nella scuola ideale possiamo immaginare vacanze più distribuite, il superamento della giornata da cinque ore, la scomparsa delle materie come compartimenti stagni, l’attualizzazione dei programmi e lo stravolgimento del modo in cui la scuola ti prepara al mondo. Nella scuola reale invece ti ritrovi a fare una parte consistente delle ore di alternanza tra giugno e agosto, mentre porti a termine le altre 200 nei pomeriggi dell’anno scolastico, tra un’interrogazione e l’altra, e quando non sei disposto a scendere a questo tipo di compromesso fai alternanza nelle ore di lezione, rinunciando a seguire pezzi consistenti del programma svolto in classe. Al di là delle esagerazioni il problema che si pone, per gli studenti dopo l’entrata in vigore della Legge 107, è reale: l’alternanza scuola-lavoro obbligatoria per funzionare deve essere completamente integrata con il percorso scolastico dello studente, con i programmi, con un sistema scolastico forse non sempre così predisposto ad accoglierla. L’alternanza scuola lavoro, poi, per funzionare, deve impostare un chiaro rapporto tra mondo dell’istruzione e mondo del lavoro. Deve essere chiara e progettata la sua funzione propedeutica a una società dove il lavoro evolve e cambia. All’insegna della sicurezza, della legalità, del rispetto dei diritti, dell’attenzione didattica e pedagogica. Solo così può essere utile e non dannosa, strumento di progresso e non di svilimento del sistema di istruzione.

Le segnalazioni che abbiano ricevuto durante quest’ultimo anno scolastico raccontano di molti casi in contrasto con i buoni propositi del provvedimento. A partire da percorsi quasi totalmente improvvisati, laddove le strutture scolastiche lasciano gli studenti soli a trovare i soggetti dove fare alternanza, senza la minima progettazione; passando per attività dallo scarso contenuto formativo o completamente distanti da quello che è il percorso di studi scelto; fino a giungere a percorsi di vero e proprio sfruttamento lavorativo da parte dei datori di lavoro. L’estate scorsa oltre 4 studenti su 5 hanno svolto percorsi di alternanza scuola lavoro parzialmente o completamente durante le vacanze, questo sottolinea quanto sia vasta la platea di nostri coetanei che si trovano potenzialmente in percorsi problematici.

Oggi il rischio di incappare in tutor incompetenti (direi senza formazione o con requisiti non definiti), aziende impreparate o incapaci di articolare i percorsi di alternanza nella giusta maniera, inosservanza dei diritti degli studenti (che ad oggi non sono pienamente riconosciuti in quanto manca una Carta dei Diritti degli Studenti in Alternanza), il rischio che figurino come alternanza scuola lavoro percorsi di apprendistato e anche quei ‘lavoretti’ estivi che molti studenti si ritrovano a svolgere in questo periodo dell’anno, è concreto. E ciò è dannoso sia per lo studente, che vive complessivamente peggio il suo percorso, sia per i molti studenti per cui lavorare d’estate non è solo uno strumento per mettersi qualcosa da parte, ma una vera e propria necessità.

Non sarà chiedere il ritiro della Buona Scuola, o la cancellazione dell’alternanza scuola  lavoro e il ritorno a ciò che (non) c’era  prima a risolvere i problemi. La scuola italiana andrebbe ritornata alla radice, destrutturata completamente e ricomposta per rispondere alle esigenze di un mondo che vuole i giovani pronti, innovatori, creativi, aperti al mondo, consapevoli dei propri diritti. Da dove cominciare? Innanzitutto dal grande assente di questa alternanza obbligatoria: la Carta dei Diritti delle studentesse e degli studenti in Alternanza che dopo due anni tarda ancora dall’essere approvata dal MIUR e da MLPS, e lascia senza alcun tipo di tutela e garanzia gli studenti. E nel frattempo? Nel frattempo abbiamo deciso di attivare sia uno Sportello nazionale SOS Alternanza Estiva a cui tutti si possono rivolgere per denunciare casi di sfruttamento o di mancato rispetto dei diritti delle studentesse e degli studenti, sia quelli territoriali.

Consapevoli di stare solamente mettendo delle toppe, cerchiamo soluzioni quotidiane, insieme.